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Mulholland Drive un film di David Lynch
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Viviamo e supponiamo che tutto ciò che vediamo, tocchiamo, proviamo sia realtà. Inseguiamo un sogno e sulla strada, apparentemente priva di ostacoli che dobbiamo percorrere per raggiungerlo, ci distraiamo un attimo, un solo attimo: amiamo. Indaghiamo, crediamo che tutto ciò che il nostro amato vuole sia essere aiutato a ricordare e se non volesse? E se la sua memoria fosse la nostra? E se lui fosse noi? In una scatola risiede il significato di tutto, ne abbiamo la chiave (per un caso fortuito), la apriamo solo per comprendere in punto di morte che la nostra vita è già stata vissuta, non una, ma milioni di volte. I personaggi si scambiano nomi e volti, ma noi siamo gli assoluti protagonisti della farsa. No hay una banda! Tutto è una finzione. Cantiamo in playback. Tutto è immaginazione. La vita è una masturbazione del pensiero: piacere dell’invenzione. Non esistono amanti, noi siamo l’unico oggetto del nostro amore. Siamo egoisti? Potremmo. Potremmo essere qualunque cosa e agire illudendoci di essere originali, veri, ma il regista è seduto dietro l’angolo e tiene in mano la scatola. Noi, piccoli, come marionette facciamo ciò che lui preferisce ogni volta. Siamo bravi attori e per noi esistono solo parti da protagonista, ma non dimentichiamo che il nostro è solo un copione recitato a memoria. La chiave ci ha permesso di comprendere la nostra misera condizione e ossessionati dal pensiero dell’inizio di questo spettacolo, rappresentato da due vecchi dal sorriso ebete che ci tormentano di falsità, non abbiamo altra scelta che spararci in bocca e mettere fine al nulla. Di noi non resterà altro che fumo, che lentamente si dissolverà cancellando la nostra memoria. Silencio. pubblicato online marzo 2002 |
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