Andare a Volterra fino alla fine degli anni ’70 voleva dire in molti casi andare internati nell’Ospedale Psichiatrico Ferri, in cui furono ricoverati e fino a 6000 persone contemporaneamente, gli indesiderabili, gli scarti di produzione. Si potevano avere le prime avvisaglie di depressione, di presunta schizofrenia o semplicemente essere accusati di fare professione di anarchia per essere rinchiusi e curati con scariche elettriche, per sperimentare comi indotti con insulina (per tranquillizzare) e tutto un prontuario di pillole e veleni somministrati da bravi medici pagati dallo stato. All’interno di questo inferno sulla terra, a cui pose parziale fine la legge 180 voluta da Francesco Basaglia nel 1975, una bolgia in cui esistevano 20 lavandini e 2 cessi ogni 200 degenti e morirono per troppa cura decine di migliaia di uomini e donne che non videro mai più un cielo senza sbarre.

Volterrateatro ha ricordato gli offesi e le torture a cui furono sottoposti con pubblico consenso in due diversi momenti della sua programmazione.

La compagnia di Scandicci GOGMAGOG, nata nel 1997, ha messo in scena nella sala danza della scuola di musica “Follia morale”, liberamente tratto da "Corrispondenza negata, epistolario dalla nave dei folli", adattato, diretto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei, Carlo Salvador.

Il libro raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati del manicomio di Volterra tra il 1889 e il 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio: occultate. Occultate come lo sono state le migliaia di esistenze additate dalla scienza di stato come degenerate ed inguaribili, costrette in spazi disumani dalla "necessità sociale" di ordine e stabilità.

La forza drammatica e vitale di queste lettere esula completamente dal linguaggio drammaturgico e letterario, ma appartiene alla vita: sono tracce di esistenze, forti, compresse, compromesse, incompiute, sono lettere senza risposta, bombe. Carlo Salvador mi racconta che la loro opera è una denuncia, è teatro civile che si incontra con una forma della poesia del dolore aggiungerei, e hanno deciso di legarla ai canti anarchici, alla visione saggia di Focault che vede nei manicomi, come nelle prigioni, un canale per diversificare gli escrementi industriali. Le lettere, con la loro indicibile storia intima, sono diventate la vera cartella clinica con i diagrammi della sofferenza e della sopraffazione subita da un’umanità trattata peggio dei maiali.

Per ricordare altri aspetti e meraviglie accadute tra le torbide sciagure dello stesso ospedale è stato proiettato tra i grandi e mesti alberi del cortile dell’ex-manicomio “I graffiti della mente”, un cortometraggio documentario di 20 minuti realizzato da Pier Nello ed Erika Manoni. Quello che il film narra brevemente sono i più di 180 metri di muri esterni della casa psichiatrica in cui Oreste Ferdinando Nannetti, astronautico ingegnere minerario ovvero n.o.f. 4, come lui stesso si descrive, ha inciso nei lunghi anni di detenzione un’opera enciclopedica di sentimenti. biografie e crimini subiti e testimoniati. Parole, poesie, disegni scavati nella pietra gialla con la fibbia della cintura, tracciando prima i contorni delle pagine e riempiendole poi di segni << 10% deceduti per percosse magnetico-catodiche, 40% per malattie trasmesse, 50% per odio, mancanza di amore e affetto>>. Nannetti era finito al Ferri da Roma, non si sa come, durante il periodo fascista, quando vennero istituiti treni speciali che andavano anche all’estero a rastrellare gli indesiderabili. Il suo desiderio di espressione non fu fermato da 30 anni di elettroshock, vide veramente impazzire e morire centinaia di compagni di sciagura, fece della prigione in cui era relegato un libro miniato che ci rammenta, in tempi in cui il governo pensa alla riapertura delle case di tortura psichiatrica, come nessuno possa ergersi a giudice delle esistenze e delle menti altrui e condannarle alla cancellazione.

“La vera arte è sempre là
ove non la si attende.
Là ove nessuno pensa a lei,
né pronuncia il suo nome.”
Jean Dubuffet

scene da "follia morale" della compagnia GOGMAGOG

VolterraTeatro 2002

Ricordare l'impossibile
la densa follia dell’arte.


testo e foto
di Gianluca Ferro

l'ex ospedale psichiatrico ferri

graffiti incisi da Oreste Fernando Nannetti su 180 metri dell'Ospedale psichiatrico di Volterra dove era ricoverato



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