I BAMBINI DELLA CITTA’ DI K
dalla trilogia della Guerra di Agata Kristof
Compagnia LIBERAMENTE

E’ la storia della persecuzione contro gli ebrei in Polonia durante la seconda guerra mondiale.

A viverla sono due fratellini, interpretati da Monica Angrisani e Tania Garribba, che raccontano la loro vita da rifugiati in casa della nonna tra ostilità crescenti che lacerano due animi inconsapevoli e i giochi e i balli che salvano l’innocenza in un mondo che si colora di sangue. La tragedia e la leggerezza in due sguardi da fanciulli che scoprono la vita e imparano a sopravvivere, due attrici che toccano profondamente il cuore, un’opera per cercare di amare o almeno di odiare di meno.

La regia di Davide Iodice unisce narrazione, straniamento brechtiano e teatro-danza, con la saggezza e la naturalezza di un bambino.


 


Artaud erinnert sich an Hitler und das Romanische Cafè

Artaud si ricorda di Hitler e del Romanische Cafè
Berliner Ensemble

(adattamento di Tom Peuckert)
Regia di Paul Pampler
Con Martin Wuttke
Scene e costumi Paul Lerchbaumer
Musiche plexiq

Ad Adolf HITLER
a ricordo del Romanische Cafè a Berlino in un pomeriggio di maggio 1932
e perchè io prego DIO
di rendere a lei la grazia di tutti i miracoli
con i quali EGLI in questo giorno
LE HA RALLEGRATO (RESUSCITATO)
IL CUORE
kudar dayro tarish ankhara
thabi

Antonin Artaud
3 dicembre 1943

<<Ho girato un film senza importanza intitolato Coup de feu à l'aube. Ne avevo girato un altro l'anno precedente al cui ricordo, al contrario, tengo molto e si chiamava: L'Opéra de quatre-sous, e in cui avevo ricevuto la visita di un gendarme che mi fece paura, poi si rivelò come un amico e mi disse di sputare sull'hitlerismo. Ma l'autentico Hitler del Romanisches cafè, al contrario, mi disse di voler imporre l'Hit-lerismo come si imporrebbe lo hip-hip-hurraismo, e come si è voluta creare un giorno l'Eurasia (Europe-Asie)>>.
(A.A., Lettera sulle deportazioni a Pierre Bousquet dal manicomio di Rodez, 16 maggio 1946)

Artaud passò 9 anni della sua esistenza rinchiuso nei manicomi, fu sottoposto a 51 elettro-shock grazie ai quali si ammalò di epilessia e si ruppe la nona vertebra dorsale; scrisse uno dei testi fondamentali del teatro contemporaneo “Il teatro e il suo doppio”, oltre all’esoterico-storico “Eliogabalo”. Quella messa in scena dalla Berliner Ensemble è una delle lettere che Artaud indirizzò a Hitler durante la reclusione nel manicomio di Rodez dopo essere stato deportato da un manicomio all’altro di mezza Europa, fa parte di una trilogia di cui costituisce la prima parte.
Sigillata dentro una cabina di vetro la follia non tace, la coscienza brucia, il dolore stermina ogni forma di compromesso con il mondo esterno, con il mondo borghese che ha inventato torture legali e piattume mentale, <<ogni pensiero è già stato detto, tutti i sentimenti sono di ieri>> scriveva Heiner Muller, padre morale della Berliner, nel suo “Hamlet-machine”, quello che Artaud gridava nelle strade della “belle epoque” 50 anni prima e per cui fu segregato.

Wuttke è scioccante nella sua rappresentazione, crudele e geniale, la sua voce aggredisce la gabbia in cui è rinchiuso e il suo corpo singulta al ritmo dei nervi, destabilizza e porta la guerra in tutti gli animi, nessuno è assolto dall’essere carceriere di se stesso, idiota ovattato nella conformità.

Questi alcuni passi della piece:
“In Europa regnano la chiacchera e la morte”.
“Bisogna mettere in gioco il furioso contro il borghese, mettere in gioco la pelle contro l’anima”
“Voglio un surrealismo che libera la carne dai corpi”.
“Questo Hitler ha la faccia di un parrucchiere che vuole toccare le bambine in maniera indecente”.
“Sono caduto in un tritacarne e le cose che ad altri sembrano sacre a me sembrano un polpettone”.

1943, Antonin Artaud
Il Signor Artaud non si volta verso il portone di ferro che si apre dopo sei o sette giri di chiave per lasciar entrare il professor Luis Dihor vestito di un candido camice bianco lungo quasi sino ai piedi:
"Buongiorno mio caro Antonin..."
"Mi dia del lei, io non la conosco."
"Ma come è formale, e poi da un ‘artista... andiamo! Comunque, signor Artaud, mi è giunta voce nonostante gli innumerevoli privilegi che le sono stati concessi come l’inchiostro, la penna, la carta eccetera eccetera, nonostante queste manifestazioni di grande magnanimità che il personale le ha ripetutamente palesato, lei non ha risparmiato quest’Istituto da ferocissime critiche ed ingiustissime accuse. Questo è un luogo di cura e di sicurezza, come lei sa, e l’incolumità..."
"Gradirei che lasciasse immediatamente questa stanza."
"Ma guarda questi artisti! Mi dica, mi dica: anche lei come quel gruppo di scioperanti rivoluzionari... com’è che si chiamano... i surrealisti, sì, quelli di quel tale Breton che darebbero fuoco al mondo intero per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano! Andiamo Artaud, lei è anche un uomo di teatro... non è così?"
"Diavolo, non nomini quella parola! Lei è così penoso, così insignificante, così poco... crudele".
"Artaud, lei è pazzo!"
" Pazzo come tutti quelli che la società non ha voluto ascoltare, a cui ha voluto impedire di pronunciare delle insopportabili verità. Professore, lei è Dio ed io le dichiaro il mio profondo ateismo, se lo ricordi domattina, all’ora in cui visiterà, quando tenterà, senza conoscerne il lessico, di discorrere con questi uomini sui quali, deve riconoscerlo, non avete altro vantaggio che la forza!"

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SHIR DEL HESSALEM – CANTI PER LA PACE

Le tradizioni musicali ebraica, europea e mediterranea unite dalla voce di Moni Ovadia e dal Theatrum Instrumentorum per cantare la pace, la convivenza e la libertà per tutti i popoli.

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VolterraTeatro 2002

-I bambini della città di K
-Artaud erinnert sich an Hitler und das Romanische Cafè
-Shir del hessalem (canti per la pace)

 

testi e foto di Gianluca Ferro




online da settembre 2002
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