Alcuni sono capaci di regalare una forma fisica ai sogni, di rivestirli di pelle, sensibilità e intelletto, di riempirli di dubbi come tritolo e farli esplodere nel mezzo di un silenzio infestato da retorica e commemorazioni. Questi individui quando si occupano di teatro giocano, oltre che con i propri sogni, con la vita di chi guarda e di chi recita. Insofferenti alle belle opere per come si sono consolidate, con i lustrini, le battute a effetto e la perfezione formale, immuni alle formalità della perfezione, a tutto quello che rende il teatro meritevole di abbandono e insofferenza, all’abituale partitura stagnante con cui avviene la messa in scena, tanto per elargire al mercato l’ennesimo prodotto benfatto, confezionato a regola d’arte per un pubblico impellicciato e assopito.

Armando Punzo, direttore artistico della rassegna Volterrateatro 2002, da quindici anni lavora dentro il carcere di Volterra svolgendo laboratori teatrali che hanno modificato la pianta mentale della prigione; il cortile dell’ora d’aria, le sbarre, le finestre larghe 10 centimetri e persino i sorveglianti sono mutati, la sofferenza della detenzione in quella che dall’esterno è una massiccia ed elegante fortezza medicea si è alleviata, e da dietro le file di cancelli invalicabili sono giunte, senza alcuna pretesa, lezioni di arte drammatica e riflessioni di umanità per chiunque.

Quest’anno Armando ha intitolato il festival “I teatri dell’impossibile”, una non-definizione che esprime le strade frammentarie e infinitamente plasmabili della recitazione non finalizzata al rappresentare ma al mettere in discussione menti e corpi. La parola laboratorio, luogo di travaglio e sperimentazione, riacquista così senso, riportando il teatro alla vitalità violenta per cui nasce e diviene, senza morire come oggetto feticcio buono per una cultura televisiva. Un laboratorio aperto innanzi tutto alle giovani compagnie, che hanno proposto spettacoli molto intelligenti, sopra la media dei teatri stabili italiani e con costi veramente irrisori. Quasi tutte le proposte erano inedite e hanno premiato la libertà mentale e le conoscenze del direttore artistico, che non si è arreso davanti alle difficoltà “politico-ambientali” sorte alla vigilia del festival. Laboratorio anche per quanto riguarda i temi trattati negli spettacoli, in cui realismo crudo e trasognato e surrealismi estremi hanno di volta in volta reso malleabili e spiazzato le identità stesse degli spettatori. Laboratorio anche nel ricordare in diverse serate le opere cinematografiche di Carmelo Bene, uomo che agiva nella contraddizione senza contraddizioni, e a cui è stato dedicato il concerto di Maurizio Rippa, con Massimo De Lorenzi alla chitarra, nel Cortile della Pinacoteca.

speciale VolterraTeatro
Il teatro impossibile di Volterra


-ricordare l'impossibile
-l'opera da tre soldi
-la memoria e il gioco
-fango
-ombre rosse
-i racconti di Cecafumo
-I bambini della città di K
-Artaud erinnert sich an Hitler und das Romanische Cafè
-Shir del hessalem (canti per la pace)

di Gianluca Ferro

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